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Archivio Aprile 2005

Vincere al lotto

30 Aprile 2005 4 commenti

ho trovato il sistema. E? infallibile. Quando mi ricordo e gioco, vinco sempre. Scrivo i miei numeri, che so 8,14,16,82,91. Gioco ambo, terno, quaterna, cinquina e tombola. Cerco la città su cui puntare. Palermo, per esempio. Magari, se ho tempo per guardare tutti i risultati, tutte le ruote. A seconda della disponibilità di susunchenzia (avarizia) perché i soldi vinti vanno spesi subito, gioco due, quattro, dieci o anche venti euro. Di più no, che spreco!
Metto numeri e soldi nel cassetto rinominato scommesse clandestine. Aspetto. Vinco sempre. I numeri non escono mai. Con la vincita vado invariabilmente in rosticceria.

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Recupero, riuso, riciclaggio

30 Aprile 2005 Commenti chiusi

Ho una passione per i rifiuti.
I cumuli d’immondezza mi attirano come fossero miniere dove potresti trovare di tutto.
Ho una certa titubanza a manifestare questa insana passione nella società dei consumi.
Ho conosciuto un genio, molti anni fa. Lavoravamo gratis in un’associazione. La sera dopo le riunioni, al termine delle discussioni, uscivamo in cricca per strada. Allora, oltre venti anni fa non c’era questa tremenda usanza dei cassonetti che ingurgitano beni più o meno preziosi. L’immondezza veniva accatastata in piccole montagnole in alcuni punti delle strade.
Un po? scherzando, un po? timidamente seguivamo il leader. Lui con aria sorniona raccontava che un vicino, consumista, aveva acquistato un trapano e dopo qualche giorno un seghetto da abbinare. Guido, il leader, abitava allora in una casa senza ascensore, all’ultimo piano. Salendo o scendendo per le scale aveva osservato gli acquisti del vicino di pianerottolo.
Un giorno Guido raccolse dal mucchio d’immondezza il trapano. Aveva un filo dissaldato. Lo riparò ed usò ed attese che venissero buttati gli accessori dell’attrezzo. Raccolse quindi i vari pezzi che erano tutti sani, ma inutilizzabili senza trapano.
Da allora, sono passati venticinque anni, ogni tanto, quando è buio, vado per cassonetti.

Ho raccolto blocchetti di gesso, utilissimi per far disegnare i bambini sull’asfalto.
Il mastro artigiano aveva la bottega vicino alla scuola di mio figlio che m’implorò di non raccogliere l’immondezza davanti ai suoi compagni di scuola.
- Che male c’è? Ci regalano quello che ci serve!
Dovetti andare a raccogliere il gesso con un certo anticipo rispetto all’uscita dei bambini dalla scuola.

E’ venuto il periodo degli attaccapanni. Ne ho raccolto per tutto il vicinato. Ho attaccapanni ovunque.

Ho raccolto splendide bacinelle in plastica. Servono per trasportare le mozzarelle. Le uso per risciacquare la verdura. Le uso a scuola, per la raccolta e osservazione delle alghe e dei protozoi, per conservare le piastre di Petri con le muffe, ecc.. Ne ho raccolto decine. Le ho regalate quasi tutte. Ne conservo alcune. Non so nemmeno il perché.

Osservo con invidia gli spazzini che possono frugare in tutto quel ben di dio.
Ho chiesto dove portano l’immondezza. Mi hanno guardato con ostilità. Avranno pensato che sono una di quelle rompiscatole delle varie leghe per l’ambiente che vuole controllare lo smaltimento dei rifiuti. Non hanno capito. La mia era una domanda da cercatore d’oro.

A scuola raccolgo l’immondezza dai cestini. “L’immondezza” sono fotocopie mal riuscite che hanno una parte riutilizzabile.

Io la riutilizzo per scrivere i compiti per gli alunni, consegnare i contratti formativi, le schede per il laboratorio.

Le impiegate, se mi vedono nei dintorni del fotocopiatore, buttano le fotocopie dopo averle strappate, in almeno due parti disuguali.

Uso come manifesti per far disegnare gli studenti, le pubblicità dei supermercati. Mi regalano, quasi sempre senza difficoltà, alcune copie dei poster scaduti.

Odio lo spreco e gli spreconi.

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mi sono svegliata di cattivo umore…

29 Aprile 2005 4 commenti

forse sarà l’effetto del purè che ha interferito con la serotonina… ma
ho pensato di essere fuori.
luogo, tempo, spazio, età, situazio, forma, dimensioni, stazza…

Ho pensato ad Anna che quindici anni fa, quarantenne, aveva deciso che il suo tempo, luogo, spazio e via discorrendo fosse terminato.
La conoscevo da poco. Ma ha lasciato un vuoto. Il suo mondo di bambole dell?ottocento, giochi del secolo scorso, cavalli a dondolo di cartone pressato, macchinette di latta, tamburi e costruzioni di legno, mi aveva affascinato.
Non è mai nato il museo del giocattolo, a Cagliari. Disperso nel vento come il suo corpo.
Non voleva invecchiare e l?unico modo per non veder liquefare il corpo è avere il coraggio di eliminarlo prima.
Ho pensato che forse sarebbe meglio nascere vecchi per poi vivere la vita al contrario e morire ridiventando uno zigote.
Tutto dovrebbe girare al contrario, come un film al rovescio. Nasci nel momento che muori. La bara esce dalla tomba, il corpo dalla bara, torna in ospedale, casa, macchina, luogo dell?incidente, e cominci a vivere… a rovescio. Difficile sarà il momento del parto, rientrare nel corpo della madre… meglio definirlo il torno. E poi embrione, feto, mucchio di cellule (gastrula, blastula, morula… zigote, ovulo e spermatozoo, nulla)
Ho ripassato la mia vita. M?è preso un colpo.
Meglio che il tempo biologico scorra come fa.
Per favore non scrivetemi fuori di testa che non mi serve lo dite voi.

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Un immondo purè verde…

29 Aprile 2005 4 commenti

mi fa l?occhiolino da qualche giorno da sotto un immane coperchio (misure esatte) di una padella 24 cm.
Come sollevo il coperchio mi si annoda lo stomaco. E? il modo corretto per prepararmi al pasto.
Sono indecisa se fargli raggiungere il trono di ceramica in ventiquattro -ventottore, dopo un passaggio attraverso tenue, duodeno, digiuno, ileo e crasso, oppure scaraventarlo subito là dentro. Variabili a) e b).
E? la presenza dell?olio che mi trattiene.
Poche gocce d?olio possono inquinare immense superfici acquatiche.

Allora osservo l?altra variabile c), per l?output.
Il sacco nero che inesorabilmente accoglie molti miei pranzi e altrettante cene.

Ma sarebbe opportuno il sacco per la differenziata. Rifiuti organici. Ora che ci penso il mio rifiuto (ancora cibo) non ha bisogno di trituratore… è già un indigesto purè.
Potrei eliminarlo nei vasi in balcone, dove fra la terra secca cresce, senza ritegno, né acqua, un Sedum caeruleum, appena scrostato dall?asfalto a scuola.

Ho scelto incautamente la variabile a).

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Psicopatologia di una blogger recente.

28 Aprile 2005 7 commenti

Ho cominciato pochi giorni fa. Ero molto incazzata con le alunne di IV C. Ho scritto un messaggio sul blog che già avevo ma di cui si erano perse le tracce nel cervello. siamo in classe ed io sto dall’altra parte

http://incontrieaffini.blog.tiscali.it/za1930845/

I commenti delle alunne e le loro risate hanno cominciato a seminare in me un virus, un Herpes, la febbre del blogger.
E così, per provare come veniva un commento… me lo sono fatto da sola (Betty blu). Era carino. Poi sono venuti i commenti delle alunne e… di altri blogghisti!

empirico (http://empirico.blog.tiscali.it),
Cardolino (http://drstefan.blog.tiscali.it),
stellina12 (http://ilmondoinsiemeate.blog.tiscali.it)

Mi si è aperto un mondo nuovo. Ho cominciato a correre da un nuovo contatto all?altro, lasciando commenti, fa tanto piacere riceverli, che un/una blogghista se entra in un sito ha piacere di lasciare una traccia, per sé (visibilità) e per chi ha il sito, pura gratificazione.
Così ho cercato, osservando come ci si muove, rispettando gli altri, le loro opinioni e certezze, di essere presente… ma non invadente.
Ho scoperto siti fortissimi, che visito ogni giorno, (come quelli citati) e nuovi:
Giano (http://torredibabele.blog.tiscali.it) che sono divertenti perché scritti in modo intelligente.
Vi racconto che da una settimana accendo il computer 15 volte al giorno, entro nel mio e subito dopo nei siti di chi mi manda un msg, leggo e scrivo. Da quanti anni non scrivevo con tanto gusto, non leggevo post così divertenti?

E… blogghista recente… dove vado a parare come prima info? sul contatore!!!

Chi è blogghista meno recente mi scriva… passerà la febbre?

Dopo alcuni giorni di febbre elevata, ho deciso, per la mia salute mentale di… rendere non visibile il contatore…
La situazione del mio cervello è decisamente migliorata.
Ha ragione Giano che mi scrive “conta, conta il contatore e tu lascialo contare”.
Nel frattempo, trascorso quasi un mese, ho insegnato a scrivere nel blog agli studenti delle mie classi ed è nata una rete di msg, commenti, post che si riflettono uno nell’altro e raccontano di scuola e di vita.
Una nuova realtà.

Blatta

27 Aprile 2005 8 commenti

Avevo montato in salone una tenda di bambù, larga due metri. La tenda risultava un po? più lunga della parete, quindi avevo smontato la parte eccedente, circa cinquanta centimetri di sottili striscioline di bambù. Potevo buttarle?
Ne feci una scultura moderna. Un fascio inserito dietro un mobile basso, pareva una scultura di Merz.
Mi sedetti a rimirarla.
Ero proprio soddisfatta.
Mi balenò un’idea. Non so perché. Le strisce erano abbastanza lunghe da poter essere utilizzate come antenne di un insetto.
Potevo provare le stesse sensazioni che prova una blatta che ha antenne un po? più lunghe del corpo.
Armeggiai con una fascia per capelli e sistemai il materiale in testa. Le “antenne” vibravano sul mio capo. Avevo incontrato diverse difficoltà a muovermi. Le stanze erano piccole, per le antenne, l’andito stretto, per muovermi agevolmente dovevo camminare a marcia indietro, altrimenti sbattevo ovunque, anche sui soffitti.
Camminavo con il capo un po? reclinato, sentivo comunque la parte terminale del bambù urtare sui soffitti. La vibrazione era appena percettibile sulle tempie. Non sentivo rumore, ma la vibrazione mi dava la sensibilità delle pareti, del soffitto, degli oggetti appesi, i quadri apparivano molto più sporgenti di quel che in realtà fossero, mi chiedevo come potessero le blatte camminare a marcia avanti in casa era quasi impossibile.
Appena montata la struttura suonò il campanello.
Era un’amica psicologa che non vedevo da anni. Decisi di aprirle senza togliere il copricapo.
Aprii la porta all’ultimo momento. Non avevo avuto coraggio di uscire nelle scale.
L’amica sbarrò gli occhi.
- Cosa stai facendo?
- La blatta.
Risposi con noncuranza.
La ospitai nella stanza più grande della casa, così l’armatura dava meno fastidio.
- Vuoi provare quello che prova una blatta?
- No.
Ero certa che essendo psicologa avrebbe capito l’importanza del mio studio.
“Sensazioni di una blatta in un luogo stretto”.
Invece Lucia continuava a guardarmi come se fosse in manicomio. Io cercavo di assumere un atteggiamento indifferente, parlando del più e del meno, muovendomi il meno possibile per non far frusciare le antenne, ma non era possibile. Lei fissava il mio copricapo con uno sguardo troppo attento.
Il suo sguardo era incantato, immobile, non percorso da battito di ciglia.
Avevamo da raccontarci un mucchio di cose. Aveva traslocato, si era laureata, aveva avuto alcune disavventure amorose.
Scappò dopo pochi minuti. Io, visto il suo disagio, di fronte al copricapo, visto che non capiva lo studio che stavo facendo, mi ero alleggerita, avevo tolto le antenne.
Il disagio era rimasto.
Incredibile, in manicomio finì lei, dopo qualche tempo.
Il suo sguardo troppo attento poteva far pensare alla fissità dello sguardo di una schizofrenica.
Lo stesso giorno arrivarono due amici biologi.
Raccontai l’episodio della psicologa. Non si meravigliarono per la fissità dello sguardo dell’amica. Risero per tutto il tempo mentre raccontavo.
Per loro era normale che Lucia fosse in imbarazzo e non vollero provare la sensazione di fare la blatta. Mi sarei aspettata maggior versatilità, da parte loro, visto che ambedue erano biologi.
Non ho più usato le antenne. Peccato.
Ho osservato una blatta (una Periplaneta americana) con attenzione appena m’è capitato di incontrarla. Corre come una disperata, solleva lievemente il corpo da terra e? rovescia all’indietro le antenne!

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Non si può abusare…

26 Aprile 2005 5 commenti

non si può abusare della pazienza del pubblico.
sono in una piccola sala cittadina dove si dovrebbe assistere ad un moderato dibattito con il grande regista di un vecchio film.
Arrivo trafelata, dopo aver postato l?ultimo blog.
Ho paura, dato il grande nome del grande regista di non trovare posto.
Parcheggio.
Entro in sala. E? tardi, ma è vuota. Vuota?
Sarà forse che l?incontro è stato rimandato?
-No.- Tutto a posto.
E? solo un flop.

Il dibattito comincia con quaranta minuti di ritardo. Le persone in sala sono esattamente le stesse che erano presenti quaranta minuti prima… veramente qualcuno è andato via.

Due conduttori. Per la par condicio, un uomo e una donna. E naturalmente il regista.

Dopo poche battute sul film western del 1967… mi ritrovo al cineforum della scuola.
Ricordo titoli di film visti: Helga, Blow up, Il posto delle fragole.
Ricordo l?identica angoscia che mi opprimeva allora.
Dei film non capivo mai nulla, o per lo meno, non capivo ciò che a tutti sembrava chiaro nei dibattiti.

Il cervello va in panne. Quando sta per cominciare il film, nonostante l?acquisto della tessera, emigro.

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Secon hand, husband. Yesterday

26 Aprile 2005 Commenti chiusi

Serge
Mi ha scovato su Meetic.it o su Lycos.com o su Match.com.
M?ha mandato una email piena di doppi sensi.
Forse il senso era uno solo.
?Sono tedesco, vivo in Italia da venti anni, sono separato, cerco una donna autoritaria. Vogliamo proseguire la conoscenza??
Laconicamente risposi. ?si?, anche perché mi sembrava più che sufficiente.
Lasciammo per vari motivi trascorrere alcuni giorni prima di conoscerci, classicamente, in un bar del centro.
Serge, è quasi mio coetaneo, cinquantenne senza maniglie dell?amore, angurie prominenti dal ventre, pulito, vestito casual, molto carino e all?apparenza, molto ricco.
Ho chiesto delucidazioni sulla sua ricerca molto definita, di una donna autoritaria.
?Io voglio fare lo schiavo. Da quando ho deciso così sto imparando e ricevendo molto dalla vita?
?Giura!? ho esclamato restando perplessa su questa non chiarissima posizione.
Abbiamo parlato del masochismo. E? masochista. Io non sono sadica.
Gli ho spedito un?email.
Ho chiesto se, a prescindere dal masochismo, gli fossi piaciuta come persona, come fisico, come allegria, intelligenza.
Non gli sono piaciuta.
Non ha mai risposto.

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Cuocere. Olio.

26 Aprile 2005 6 commenti

E? il giorno della mia festa, da grande.
Compio cinquantuno anni.
Ho invitato a cena, al ristorante, le amiche più care. Nuove e ripescate da un lontano passato.
Sono mamma e non posso dimenticare la cenetta per il figlio.
Oggi festa grande. Friggo le patate. Non le infilo nel microonde.
Dal microonde, anche se compro le prefritte escono bastoncini marroncini incartapecoriti, immangiabili, anche se meno calorici.
Non amo friggere.
Non so come succeda ma qualche minuscola goccia d?acqua cade sempre nell?olio. Dall?olio schizzano goccioline quasi invisibili, caldissime che ustionano me e sporcano le piastrelle.
Mentre l?olio scalda posso andare a guardare le notizie per qualche minuto.
Mi attirano le notizie dall?Afghanistan.
Dimentico tutto il resto.
Quando mi risveglio dopo forse mezz?ora corro in cucina, giusto in tempo per fermare Paola che, armata di una tazza d?acqua, vorrebbe spegnere le fiamme che sono ormai alte fino al soffitto… Un metro e venti, un metro e cinquanta. Non so di preciso.

- Noooooooooo!!!!!!! urlo e mi lancio su Paola che sta per gettare l?acqua sull?olio.

A rischio di farle male scaravento lei e la tazza verso il lavandino.
Spengo il gas.
Brandelli di presine cadono ardendo.
Guardo lo scolapiatti cercando un coperchio adatto alla pentola. Uno ad uno li brucio tutti. Sono tutti troppo piccoli. Ma dov?è quello della sua misura?

Niente panico. Lo trovo. Lo poggio sulla padella e le fiamme continuano ad uscire formando una precisa corona circolare.

Quanto tempo metterà l?ossigeno a terminare fra il residuo d?olio e il coperchio?
Mi sembra trascorra un?eternità.
Guardo. La fiamma ha disegnato sul muro una splendida traccia alla Kounellis. La mia cucina può ambire a finire al Gugghenaim.
Tremo all?idea di quel che sarebbe successo se Paola fosse riuscita nel suo intento.
Fiocchi di sottile carbone volteggiano per tutta la cucina. E? Novembre. Appena aperte le finestre il tanfo come un tornado abbandona la mia casa.
E? un classico. Le pareti sono pregne di fumo. La padella ha smesso di bruciare ma non ancora di fumare.
Mi cambio e raggiungo le amiche a cena. Al ristorante. Diego si arrangerà…

Il giorno dopo butto l’olio ormai diventato una densa melassa e la padella.

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Parliamo itanglese

25 Aprile 2005 4 commenti

Traduzione tecnica… letterale, di un manuale informatico IBM. (1999) trovata in rete.

“Le palle dei topi sono da oggi disponibili come parti di ricambio.
Se il vostro topo ha difficoltà a funzionare correttamente, o funziona a scatti, è possibile che esso abbia bisogno di una palla di ricambio.
A causa della delicata natura della procedura di sostituzione delle palle, è sempre consigliabile che essa sia eseguita da personale esperto.
Prima di procedere, determinate di che tipo di palle ha bisogno il vostro topo.
Per fare ciò basta esaminare la sua parte inferiore.
Le palle dei topi americani sono normalmente più grandi e più dure di quelle dei topi d’oltreoceano.
La procedura di rimozione di una palla varia a seconda della marca del topo. La procedura di rimozione di una palla varia a seconda della marca del topo.
La protezione delle palle dei topi d’oltreoceano può essere semplicemente fatta saltare via con un fermacarte, mentre sulla protezione delle palle dei topi americani deve essere prima esercitata una torsione in senso orario o antiorario.

Normalmente le palle dei topi non si caricano di elettricità statica, ma comunque meglio trattarle con cautela, cos’ da evitare scariche impreviste. Una volta completata la sostituzione il topo può essere utilizzato immediatamente.

Si raccomanda al personale esperto di portare costantemente con sè un paio
di palle di riserva così da garantire la massima soddisfazione dei clienti.
Nel caso in cui le palle di ricambio scarseggino, è possibile inviarne
richiesta alla distribuzione centrale inviando i codici: Pin 33f8462 palle
per topi americani, Pin 33f8732 palle per topi stranieri.”

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